Neretto (Neiret, nel Pinerolese), Nebbiolo o Nebbiolo di Dronero (Monregalese, Bassa Val Maira, Colline Saluzzesi), Bourgnin (comuni di Barge e Bagnolo P.te), Brunetta e Scarlattin (in Val di Susa), Brachet (nel Canavese). Chatus è il nome con cui è noto in Francia.
Tardiva (in media prima decade di ottobre)
E’ probabile che lo Chatus fosse un tempo alquanto diffuso, perchè lo si trova ancora in tutto l’arco alpino piemontese, con una maggior presenza in Bassa Valle Maira, sui Colli saluzzesi e nel Pinerolese.
Un tempo molto coltivato anche in alcune aree della Francia, è stato recentemente reintrodotto in Ardeche, dove è oggetto di importanti iniziative di valorizzazione.
Foglia adulta: di medie dimensioni, pentagonale, a 5 lobi; lembo di medio spessore, superficie lucida, un po’ increspata alla base delle nervature principali, che è rossa; profilo piano, con margini un po’ ondulati; il dente corrispondente alle nervature principali mediana e laterali è molto lungo e caratteristicamente arrotolato.
Grappolo a maturità: di medie dimensioni, piramidale con ali brevi, piuttosto allungato, più o meno compatto; peduncolo rosso violaceo.
Acino: piccolo, ellissoidale corto, con buccia molto pruinosa, piuttosto spessa, di colore blu-nero.
E’ un vitigno rustico, dal buon vigore, che in certi ambienti colturali può diventare eccessivo a discapito della produttività. In condizioni normali, però, la fertilità è buona o media, anche sulle gemme basali del capo a frutto. L’uva, resistente alla muffa, ma talora un po’ soggetta al seccume, è ricca di estratto e colore.
Lo Chatus è considerato il tipico vitigno dei suoli scistosi ed acidi di molte aree collinari e montane. Viene vinificato raramente in purezza: le sue uve servono a conferire corpo e struttura agli uvaggi. Recenti prove di vinificazione in purezza ne hanno comunque dimostrato le buone potenzialità enologiche.